Riduzione del seno maschile (ginecomastia)2021-07-26T16:01:53+02:00
schisi del lobo auricolare

Chirurgia della mammella

Buongiorno dottore, ho sentito che per eliminare il seno in un uomo a volte basta eseguire una liposuzione. E’ vero? Che esami occorre fare prima dell’intervento? Gianni2018-02-05T19:57:50+01:00

Ciao Gianni, prima dell’intervento occorre eseguire indagini diagnostiche sia strumentali come ecografia mammaria ed rx torace, che ematologiche. Come per ogni intervento chirurgico, è un protocollo applicato per tutti. La lipoaspirazione o l’asportazione di parte di ghiandola sarà deciso sulla base dello studio pre-operatorio. Le indagini diagnostiche strumentali hanno proprio questo scopo, capire ed agire di conseguenza.
Grazie

Dopo quanto tempo verranno rimossi i punti? Bruno2018-02-06T17:17:36+01:00

Ciao Bruno, i primi punti, quelli esterni, andranno rimossi già dopo 5 giorni. Poi, quello intradermico, dopo circa dieci giorni.
Buona giornata

Quanto dura l’intervento di ginecomastia? Ilario2018-02-05T19:56:03+01:00

Ciao Ilario, unica possibilità che si possa ripresentare è legato ad un aumento di peso generale, altrimenti rimarrà il risultato finale.
Grazie

Riduzione del seno maschile (ginecomastia)

Con il termine ginecomastia si indica l’ipertrofia del tessuto ghiandolare mammario maschile, ovvero uno sviluppo anomalo delle dimensioni delle mammelle e il conseguente rigonfiamento del torace, che dona al petto un aspetto prettamente femminile.

Nella maggior parte dei casi questa condizione crea ripercussioni psicologiche e sociali, in particolar modo si trova difficoltà nelle relazioni con gli altri, specialmente nelle sfera sessuale.

Il problema inibisce gli uomini a tal punto che negli ultimi anni il numero di chi si sottopone a un intervento chirurgico per risolvere la ginecomastia è aumentato esponenzialmente.

Generalità

Durante l’infanzia e la pubertà è del tutto normale che nel sesso maschile, in contemporanea alla crescita di tutto il corpo, si ingrandisca anche la mammella (ginecomastia fisiologica).

L’ingrandimento però, in condizioni normali, è transitorio e simmetricamente distribuito su entrambi i lati e ha una durata dai 6 mesi ai 2 anni.

Nel caso di ginecomastia “patologica”, l’ingrandimento può essere mono o bilaterale, con una eziologia e sintomatologia a parte.

I sintomi e le cause

La ginecomastia si manifesta con un iniziale aumento della sensibilità del capezzolo e con la comparsa di protuberanze dolorose al di sotto dello stesso.

In un secondo momento avviene il rigonfiamento e la deposizione del tessuto adiposo con l’aumento del tessuto ghiandolare.

L’insorgenza della ginecomastia è multifattoriale, ma il fattore che determina maggiormente il suo manifestarsi è lo squilibrio ormonale tra i livelli di testosterone e di estrogeni, con la prevalenza degli ultimi sui primi.

Il testosterone nei maschi è responsabile del controllo dello sviluppo dei tratti maschili, mentre gli determinano i tratti femminili.

In condizioni normali ciascun sesso produce in minima quantità gli ormoni caratterizzanti il sesso opposto ma, nel caso della ginecomastia, si verifica un esubero di estrogeni.

Tra le cause che provocano questa condizione ormonale ci sono:

  • cambiamenti ormonali naturali;
  • condizioni di salute che influenzano l’equilibrio ormonale (tumori testicolari per cui l’eccesso di testosterone muta in ormoni femminili, insufficienza epatica e/o renale, ipertiroidismo…);
  • assunzione di determinati farmaci (steroidi anabolizzanti, anti-androgeni, contro l’HIV, anti-ansia, antidepressivi e antibiotici…);
  • abuso di alcool e/o droghe.

Generalmente, però, la ginecomastia è ritenuta una condizione fisiologica che un uomo può sviluppare in più fasi della vita, non solo durante la pubertà.

Classificazione della ginecomastia

A seconda del periodo in cui si manifesta la ginecomastia e in base alle cause scatenanti, si distinguono:

  • ginecomastia neonatale, nel caso di neonati con mammelle più grandi rispetto alla norma a causa degli estrogeni materni; si tratta di una condizione temporanea della durata di 2-3 settimane;
  • ginecomastia puberale, causata da cambiamenti a livello ormonale durante la pubertà e, generalmente, tende a regredire spontaneamente;
  • ginecomastia senile, ovvero che compare in età avanzata, in particolar modo nei soggetti obesi e dovuta alla riduzione di testosterone.

Vi sono anche:

  • ginecomastia congenita, che ha come causa primaria la familiarità con la patologia;
  • ginecomastia indotta, a causa di farmaci che compromettono la corretta funzionalità ormonale.

È bene saper distinguere fra un aumento del volume delle mammelle per ingrossamento ghiandolare (ginecomastia vera) e aumento del volume delle mammelle causato dall’aumento del tessuto adiposo (ginecomastia falsa/pseudo-ginecomastia).

Come prevenire la ginecomastia?

La prima arma per evitare di contrarre la ginecomastia è la prevenzione.

Attuare, infatti, alcuni comportamenti (come il non abusare di sostanze che ne favoriscono l’insorgenza) e assumere uno stile di vita sano, sia nell’alimentazione sia nelle attività quotidiane, può aiutare a ridurre il rischio di svilupparla.

Diagnosi

Non appena il paziente si accorge di un anomalo ingrossamento delle mammelle deve presentare la situazione a un medico esperto, il quale, al fine di poter risalire alla causa scatenante e ricorrere al trattamento più adatto, potrebbe richiedere:

  • esami del sangue, per la valutazione ormonale, epatica e tiroidea;
  • ecografia mammaria;
  • ecografia testicolare.

I trattamenti

Il trattamento è scelto, infatti, in base alla causa scatenante la ginecomastia.

Nel caso in cui non vi sia una causa responsabile, il trattamento indicato è quello farmacologico “sintomatico”, ovvero la somministrazione di antiestrogeni e inibitori o un trattamento topico con creme al diidrotestosterone.

Una giusta cura, quando la patologia è ancora allo stato iniziale (fase proliferativa) e, quindi, non si è formato il tessuto fibroso, consente la regressione della ginecomastia ma, con il passare del tempo le possibilità di risoluzione si riducono sensibilmente.

Per questo è importante essere tempestivi nel ricorrere a un consulto medico riguardo la propria condizione.

L’unico altro trattamento possibile nel caso di ginecomastie di lunga durata, essendosi già formato lo scheletro fibroso, è la chirurgia plastica.

La chirurgia per la ginecomastia

L’ intervento chirurgico è la soluzione più risolutiva.

Da un punto di vista chirurgico la ginecomastia è classificabile in:

  • I grado, ipertrofia limitata senza eccesso cutaneo;
  • II grado, ipertrofia diffusa e con la presenza di tessuto adiposo senza, però, eccessi cutanei;
  • III grado, ginecomastia diffusa con eccesso cutaneo e che necessita di escissione e/o riposizionamento chirurgico della cute circostante il capezzolo.

Esistono anche diverse tipologie di intervento (liposuzione, lipoaspirazione, adenomammectomia…) a cui, in ogni caso, è possibile che si esegua una resezione parziale della cute dell’area interessata.

Il metodo di intervento più adatto è scelto dal medico in accordo con il paziente durante la visita preliminare da svolgere prima dell’intervento per definirne le dinamiche.

L’intervento ha una durata di 1-3 ore, a seconda della situazione presentata dal paziente che, per tutta la procedura, è in anestesia generale.

Spesso si ricorre a una liposuzione per rimuovere il tessuto adiposo, ovvero vengono praticate delle incisioni attorno all’area del capezzolo e in altre zone del petto e con una cannula si aspira il tessuto adiposo.

Poi, se necessario, viene rimosso anche il tessuto ghiandolare attraverso incisioni lungo il bordo del capezzolo.

Infine, il chirurgo sutura le incisioni con punti di tipo riassorbibili, per cui non vi è la necessità di recarsi nuovamente dal chirurgo plastico per rimuoverli.

Il post-operatorio

La maggior parte dei pazienti può tornare a casa già il giorno dopo l’intervento.

Il paziente potrebbe accusare lividi e/o gonfiore nell’area trattata, infatti è necessario che per almeno le prime 3 settimane si indossi una fascia elasticizzata di lycra (utile anche per facilitare la regressione cutanea).

Pertanto, si consiglia di non sottoporre il corpo a sforzi eccessivi per almeno 5 giorni dopo la chirurgia, mentre il ritorno al lavoro e alla ripresa parziale delle normali attività è possibile dopo 1-2 settimane.

L’esercizio fisico, invece, è da intraprendere passate 6 settimane dall’operazione.

Seppure il gonfiore tenda a persistere per le prime tre settimane, il risultato finale di riduzione è evidente dopo un paio di mesi.

Si tratta di dati statistici, ma la casistica varia in base al paziente e ai suoi tempi di recupero e guarigione.

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    Il dott. Juri Tassinari opera e riceve in diversi centri specialistici.
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