Uno degli interventi di chirurgia estetica più richiesto è la sostituzione delle protesi mammarie attraverso un intervento definito mastoplastica secondaria. 

Cos’è la mastoplastica secondaria 

La procedura di mastoplastica secondaria può riguardare il riposizionamento dei tessuti, la correzione di difetti non sanati dal precedente intervento, il deterioramento o la deformazione della vecchia protesi giunto anni dopo il primo impianto.

Oppure semplicemente la sostituzione della protesi viene richiesta per aumentarne, o diminuirne, il volume. 

Le protesi 

La prima protesi di Silicone nella storia fu impiantata nella primavera del 1969 dai chirurghi plastici americani Gerow e il collega Thomas Cronin sulla trentenne Timmie Jean Lindsay.

Negli anni le protesi sono state oggetto di continue variazioni per accertarne la sicurezza, dalle protesi riempite di soluzione fisiologica o di idrogel fino ad arrivare al silicone coesivo che permette la non dispersione in casa di rottura. 

Mastoplastica secondaria: perché rioperarsi? 

I motivi che portano una donna a sottoporsi alla mastoplastica secondaria sono: 

  • cambiamenti estetici di forma e volume;
  • spostamento della protesi o dislocazione;
  • rottura della protesi;
  • indurimento del seno o contrattura capsulare;
  • ptosi mammaria;
  • spostamento della protesi o dislocazione;
  • indurimento da radioterapia o esiti di ricostruzione mammaria.

Come accorgersi della rottura 

Quando avviene una rottura si potrebbe percepire al tatto una minor tensione della ghiandola e della protesi.

Ovviamente la prima valutazione è sempre quella di una ecografia che verifichi sia il tessuto ghiandolare che la parete della protesi.

Per maggiore certezza nel sospetto di rottura della protesi se l’ecografia ha dato un risultato negativo è la risonanza magnetica nucleare che permette uno studio accurato della protesi e della capsula che la riveste.

Cos’è la capsula periprotesica?

La capsula periprotesica è una pellicola liscia di tessuto connettivo fibroso che si forma naturalmente attorno alla protesi e la isola dal resto del corpo.

È molto utile perché:

  • evita che la protesi si sposti;
  • protegge dalle infezioni.

La pellicola che circonda la protesi, detta anche capsula mammaria, si presenta sottile e flessibile e pertanto non crea problemi alla paziente.

Le problematiche legate alla capsula periprotesica

Può capitare, dopo pochi mesi o anche dopo anni, che la capsula si ispessisca e si contragga, stringendo la protesi e deformando il seno.

Questo non solo renderà il seno duro e innaturale ma provocherà anche dolore.

Mastoplastica secondaria: il grado di contrattura capsulare

La contrattura può presentarsi in entrambe le mammelle oppure solo da un lato e, secondo la classificazione di Baker, può presentarsi secondo diversi gradi in base al livello di reazione connettivale. 

Il I e II grado della scala sono caratterizzati da una pellicola cicatriziale morbida e poco percepita, pertanto è una reazione naturale e fisiologica che non deve destare preoccupazione.

Il III grado invece può causare dolore e si ha una sensazione di durezza della capsula mentre nel IV grado la pellicola è così spessa e dura che crea forte dolore con sensazione di pressione al petto e, spesso, causa uno spostamento della protesi.

Le possibili cause della contrattura sono:

  • individuali e imprevedibili.
  • una infezione sub clinica.
  • un sieroma.
  • un ematoma non trattato.
  • trattamenti di radioterapia al seno.
  • l’impianto sotto ghiandolare rispetto al sotto muscolare.

Controllo delle protesi

Dopo il primo anno dall’intervento si consiglia di eseguire una ecografia e mammografia perché, non vedendo più i segni interni dell’operazione, si può verificare meglio lo stato della ghiandola mammaria e delle protesi.

Nei casi di pazienti con elevato rischio oncologico per familiarità oppure con un seno caratterizzato da mastopatia fibrocistica è consigliabile ogni 3 anni effettuare una risonanza.

Mastoplastica secondaria: quanto durano le protesi?

Spesso la casa madre produttrice garantisce le protesi per una durata di 10 anni, questo però non significa che devono essere sostituite.

Bisogna ricorrere alla mastoplastica secondaria solo se ci sono dei motivi di salute (rottura, spostamento o contrattura) oppure per motivi personali (richiesta di volume diverso).

L’effettiva durata è variabile e dipende dalla reazione del tessuto con la protesi.

È importante eseguire in maniera regolare i controlli ecografici o mammografici sia per la prevenzione oncologica che per valutare lo stato di salute delle protesi.

Il trattamento delle contratture

Quando si percepisce solo tensione al tatto e fastidio ma non ancora dolore e la protesi non è deformata si può rimediare alla contrattura tramite massaggi mirati sulla capsula, in modo da ammorbidirla e allungare le fibre di collagene.

Diversamente, nei casi in cui si percepisce dolore oltre alla dislocazione, è necessaria la Capsulectomia radicale, un intervento chirurgico di rimozione della protesi compresa la pellicola che la circoscrive.
Un diverso intervento risolutivo per ampliare lo spazio di contenimento della protesi è la Capsulotomia radiale e circonferenziale che consiste nell’effettuare delle incisioni verticali e orizzontali all’interno della capsula residua.

Se invece è necessario modificare la forma o restringere la tasca, si pratica l’intervento di Capsuloplastica che consiste nell’utilizzare i lembi della capsula.

Come per qualsiasi tipo di intervento di chirurgia plastica è importante rivolgersi ad un chirurgo esperto, a maggior ragione nel caso della mastoplastica secondaria in quanto chi vi si sottopone ha già subito un intervento chirurgico.

Il chirurgo professionale e scrupoloso non autorizzerà, e non eseguirà, mai un secondo intervento se non in presenza di una reale necessità.